Coach Lorenzo Serventi e la Sicilia, il feeling cresce: “Non tutto va di pari passo con la vittoria immediata, torniamo a scommettere sulla programmazione”

Lorenzo Serventi al PalaCus durante la seconda edizione di Grind Basketball Academy

E’ merito di Grind Basketball Academy aver riportato nelle ultime due estati Lorenzo Serventi in Sicilia, allenatore dal particolare feeling con l’Isola.

Legame più che interessante considerata la preparazione del coach ex Umbertide e Lucca, nel 2012 miglior allenatore dell’A1 femminile e premiato nel 2017 dal Coni con la Palma di Bronzo per il merito Tecnico.

La pallacanestro ha fatto ovviamente da tramite. “Il mio legame con la Sicilia parte da una pallacanestro che purtroppo oggi è in parte storia. Inizia dagli anni in cui giocammo contro Priolo, alloggiando nella meravigliosa Siracusa, poi a Ribera (negli anni successivi sono stato turista nella Valle dei Templi di Agrigento), Alcamo, per arrivare alle tante sfida contro Ragusa. In Coppa Italia, nei playoff, in semifinale scudetto abbiamo avuto la possibilità di vedere bene la città, di girarla. E’ il clima della Sicilia che mi piace, non solo il sole, ma quel che anima le persone. Andando ancora più indietro nel tempo sono stata a Marsala, dove ho collaborato con Vito Grillo. Due giovani siciliani erano stati scelti per un progetto di crescita realizzato a Salso e Fidenza. I siciliani che ho conosciuto e i posti che ho frequentato hanno reso questa una terra magica. Le ultime due estati di lavoro a Catania hanno confermato questa sensazione“.

Serventi porta nel proprio bagaglio non solo tanta esperienza, in campo maschile e femminile, ma una filosofia di coaching particolarmente adatta alle società che desiderano investire realmente sulla crescita della propria realtà attraverso il miglioramento delle proprie tesserate.

Non tutto questo va di pari passo con la vittoria immediata – spiega l’allenatore emiliano – cosa che oggi le società si aspettano sempre di più, spesso senza programmare troppo. Occorre a volte fare un passo indietro per farne poi sei in avanti. Questo va fatto per migliorare le atlete che a loro volta permetteranno un miglioramento della squadra. Cercare costantemente la crescita da un punto di vista atletico, tecnico e tattico può portare all’inizio anche a qualche insuccesso, ma se la società crede in questa tipologia di lavoro potrà ottenere dei risultati molto buoni.
Tutto questo richiede una metodologia del lavoro programmato non nel breve periodo. Dico sempre una cosa: un allenatore non è un nè un rappresentante nè un mago, attraverso le motivazioni e le capacità tecniche dobbiamo essere in grado di migliorare le nostre atlete. Per fare questo le società devono darci tempo, altrimenti diventiamo per le società solo un costo e non una risorsa“.

Dovendo guardare al tuo futuro professionale, quali proposte saresti spinto ad accettare in vista della prossima stagione?

A me piacciono molto i progetti. Ho rifiutato quest’anno qualche proposta sia nella femminile che nella maschile, altre non sono andate in porto, perchè accetterei degli incarichi in cui l’allenatore è considerato una risorsa e non solo un costo. Attualmente mi sembra le cose vadano però in questo senso. La parola programmazione per me è sempre stata fondamentale, mi piacerebbe avere la possibilità d’impostare un certo tipo di lavoro e non avere poco tempo per plasmare una squadra con metodologie differenti. Per noi allenatori è difficile dare un’impronta se si hanno uno o due mesi a disposizione e non è semplice senza il supporto di una società che dia esclusivamente fiducia a tempo. Anche l’allenatore può stare al centro della programmazione efficace di ogni sodalizio, per migliorare in prospettiva la società stessa“.