FIP. Petrucci contro il ministro Spadafora: “Non è il padrone dello sport”

Il presidente della Federazione Italiana Pallacanestro Giovanni Petrucci è intervenuto oggi al Consiglio nazionale del Coni al Foro Italico.

Spadafora non è il padrone dello sport. Lui ha la vigilanza sul Coni, le leggi non sono cambiate e noi dobbiamo seguire le leggi, non gli indirizzi. Oggi c’è grande caos, confusione e impreparazione, perché questa non è una riforma dello sport, ma un’occupazione. Se noi siamo furbetti, altri sono velleitari. Certamente questa legge contiene tre cose importanti: il lavoro sportivo, il vincolo e il professionismo femminile. Ma certamente a noi mancano i soldi, perché i 50 milioni l’anno stanziati per i prossimi due anni sono nettamente insufficienti, sono polvere di fronte alla tempesta. Sono milioni e milioni i soldi necessari per i lavoratori sportivi.

Le federazioni oggi fanno solo da passacarte, l’autonomia sembra un eufemismo. Si dice che lo Stato deve interessarsi al mondo dello sport e sono d’accordo, ma quale settore in Italia ha avuto cinque riforme in pochi anni? Penso solo noi. Se necessario, oggi siamo disponibili a impugnare gli atti non previsti dalla legge: oggi le norme ci impongono di mandare il nostro bilancio al Coni, mentre altri dicono cose diverse. Cosa dobbiamo rispettare? Peraltro avevamo richiesto due cose: per il credito di imposta mancano ancora le norme attuative, mentre non sappiamo che fine abbia fatto il decreto liquidità. Queste sarebbero invece le cose utili al mondo dello sport.

Io condivido il pensiero di Draghi: finora sono stati dati soldi a pioggia, da campagna elettorale, senza considerare la marginalità di ciascun progetto. Per esempio i nostri arbitri per impegni minori prendevano 50 euro e ora ne prendono 800-900. C’è stata sproporzione netta tra i soldi dati ai singoli e i soldi dati alle società, che sono meno della metà.

Da parte degli enti di promozione c’è una concorrenza non leale. Ho scritto al presidente del Coni circa dieci giorni fa: la situazione è insostenibile per quanto stanno facendo gli enti, che riconoscono di interesse nazionale le loro gare di promozione. Il fatto stesso che si chiamino enti di promozione significa qualcosa. Se oggi fanno le stesse cose delle federazioni, facciano anche gli stessi controlli. Noi abbiamo sospeso tutti gli accordi, non mandiamo più i nostri arbitri a dirigere le loro partite e siamo certi che il presidente del Coni, che ha la vigilanza sugli enti, saprà risolvere il problema, altrimenti siamo disposti ad arrivare a qualsiasi livello di magistratura e di corti“.