Il basket in Europa raccontato da chi è andato via: la testimonianza di Martina De Lucia

La Lazur Catania ricorda Licia Gioia e chiude la stagione nel campo della Passalacqua Ragusa
La Lazur Catania ricorda Licia Gioia e chiude la stagione nel campo della Passalacqua Ragusa
Dal Sud al Nord dell’Europa con una sola costante: continuare a giocare a pallacanestro. Sono tanti i giovani siciliani che hanno scelto di concludere gli studi universitari all’estero, molti tra questi sono anche giocatori di pallacanestro, spesso abituati alle cosiddette serie minors, ma comunque con un’amore inossidabile per la palla a spicchi. Quest’anno è toccato ad una delle giocatrici della Lazur (C regionale) lasciare la Sicilia, ed in particolare Catania, per dirigersi verso Odense, città universitaria a circa 200km da Copenaghen in Danimarca. Nella scorsa stagione Martina De Lucia, pivot classe 1991, aveva raggiunto con la formazione allenata da Gianni Catanzaro la semifinale spareggio per la promozione in A2, sfumata infine nelle ultime due gare giocate contro Intrepida Brindisi. Dal meteo in su un cambiamento di vita radicale per la giocatrice siciliana, ma come detto, con un solo fil rouge: il basket. 
 
La pallacanestro danese e quella catanese sono sicuramente due mondi completamente differenti se non all’opposto – racconta De Lucia – credo però che una delle cose belle del basket catanese sia lo spirito con cui si gioca. Mi spiego: anche nelle società di livello dilettantistico, come quelle in cui ho militato io, si cerca di dare un’impronta professionistica, mentre qui purtroppo anche se sembra una cosa impensabile girano molti meno soldi che nel basket femminile italiano. Ogni giocatrice deve pagarsi la propria quota annuale e non è nemmeno poca: 120 euro a semestre! Stento a digerire questo particolare scherza l’ex pivot Lazur – perchè non ho mai pagato per giocare a pallancanestro in Sicilia. Nella prima divisione, corrispondente alla nostra serie A, solo una o due giocatrici vengono pagate“.
L’assenza di uno stipendio o un rimborso smorza la tensione e soprattutto riduce l’impegno che le giocatrici corrispondo tramite allenamenti e partite. “Tutto questo, secondo me, porta tutti ad avere uno spirito abbastanza rilassato – dice Martina De Lucia – Ognuno ha i suoi impegni, quindi se puoi venire all’allenamento e alle partite bene, senno significa che ha qualcosa più importante da fare. Diciamo che il modo di essere dei danesi (riservato e rispettoso della privacy) si riflette in ogni attività ricreativa-sociale e ludica. Non è certamente come in Italia, dove, se manchi ad un allenamento devi dare conto e ragione a presidente, allenatore, dirigenti, custodi del palazzetto etc – scherza l’ex Lazur -. Anche gli allenamenti sono molto essenziali: facciamo riscaldamento poi mezzora di tiro e poi giochiamo per un’ora“.
Non è solo per nostalgia di casa che Martina De Lucia confessa: “Considerato tutto questo preferisco decisamente il basket catanese, nonostante le mille critiche che gli vengono attribuite chiede ancora un po spirito e impegno“.