I numeri di Mantova dell’ex Orlandina Gennaro Di Carlo

Gli Stings presentano un roster che è un bel mix di esperienza e gioventù, che “in corsa” ha cercato nuovi equilibri, per via dell’arrivo in panchina dell’ottimo coach Gennaro Di Carlo e, da appena una giornata, del cambio di straniero, via infatti l’ex Agrigento Christian James (17.5 p.ti, 5.8 rimbalzi, 3.1 assist), dentro la guardia estone del 1991 Rain Veideman che è il nuovo punto di riferimento offensivo, in virtù di tanta esperienza internazionale alle spalle (tra le cui maglie anche Udine e la stessa Mantova), dimostrando sempre una certa confidenza col canestro, in particolar modo dalla distanza. Ama giocare in campo aperto, e non a caso subisce tanti falli (che converte efficacemente in lunetta), e sa bene quando mettersi in proprio e quando invece giocare per i compagni, dato che può portare anche palla. Esordio per lui contro Torino (15 p.ti, 7 falli subiti). Il “ventello” è di casa. Pericolo pubblico numero uno dai 6.75. Sul perimetro c’è anche la guardia, con importanti annate in doppia cifra a Verona, Ferrara e Udine, Riccardo Cortese (1986) che dal campo conclude con buone medie dalla distanza (36% su più di 5 tentativi di media), la specialità della casa che usa con prevalenza. Finora per lui 11.5 p.ti e 3.5 rimbalzi a match. Doppia cifra assicurata, può prendere fuoco da fuori in qualsiasi momento mentre non ama più di tanto attaccare il ferro. Poi troviamo il play-guardia del 1990, ex Montegranaro, Davide Bonacini, le cui percentuali dal campo non sempre gli sorridono, in particolar modo da tre (48% da due, 28% da tre, pur tirando poco dai 6.75), ma è assolutamente imprescindibile per la squadra, grazie al suo impatto a tutto campo ed in entrambi i lati del campo. Giocatore completo, pronto con le sue scorribande a riempire il tabellino di falli subiti e, soprattutto, assist, specialità che negli anni lo ha visto in costante crescita. I suoi numeri: 9.3 p.ti, ben 4.9 falli subiti, 2.7 rimbalzi e 3.2 assist ad uscita. Energia allo stato puro. Poi c’è il lungo U.S.A. David Weaver (1987) che è uscito dalla prestigiosa Wake Forest ed ha girato parecchio, le ultime stagioni tra Turchia e Giappone. Non è certo un super atleta, ne dispone di grande rapidità, ma ha mani da pianista (da esterno puro) che usa per colpire dalla media e lunga distanza. Buoni anche i movimenti in post basso anche se non sempre attacca con energia il ferro e per questo non subisce tanti falli. Il 59% da due ed uno straordinario 54% da tre (arma di cui comunque non abusa) parlano in favore dei suoi polpastrelli alla seta. Viaggia con 13 p.ti, 2.1 falli subiti, 6.3 rimbalzi ad allacciata di scarpe. L’altro lungo è l’espertissimo Mario Josè Ghersetti (1981) che tatticamente si completa bene con il collega di reparto a stelle e strisce. Le sue mani sono affidabili, anche se forse sta tirando più del consueto dal campo e le percentuali ne risentono (49% da due, 34% da tre, su oltre 4 conclusioni da fuori per gara). Grinta e lotta sono il suo marchio di fabbrica. Ne sta dando ampia dimostrazione con 11.1 p.ti e 4.4 rimbalzi. Può smistare qualche assist ed, in generale, è colui che “apre” il campo con la sua atipicità e gioco fronte a canestro. Altro atleta di spessore è la guardia-ala del 1992 Marco Ceron, protagonista anche di un buon triennio di minuti che pesano al piano di sopra con Pesaro. Finora ha giocato solamente dieci gare, nelle quali però s’è fatto sentire parecchio (8.5 p.ti, 2.1 falli subiti, 2.4 rimbalzi ed un pregevole 41% da tre, su più di 4 tentativi per volta). Il biglietto da visita recita proprio “6.75” mentre non sempre è cattivo in uno contro uno, e così si spiegano i pochi viaggi in lunetta dove però è molto preciso. Poi troviamo il confermato Matteo Ferrara (1997) che è l’atletica ala piccola che non fa certo mancare i suoi proverbiali “voli” sopra il canestro, grazie a gambe a dir poco esplosive. Rimbalzi e stoppate se li porta da casa, migliorabile invece il suo senso tattico ed il tiro dalla distanza (appena il 13% da tre, pur su pochissime conclusioni). Per il resto solido, con 3.7 p.ti (57% da due), 4 rimbalzi e quasi 1 stoppata di media che per il ruolo è quasi record. Atleta. Altro confermato il playmaker del 1998 Lorenzo Maspero che non ha fisico da iron man ma fosforo in quantità industriale. Tira poco dal campo, prediligendo giocare per i compagni (2.3 assist di media), e finora non sempre ci ha preso dalla distanza (27% da tre). La casella dei punti recita 3.6 a match ma il suo apporto non sempre si traduce nelle statistiche. Essenziale nelle rotazioni. Nel pitturato anche l’esperto Luca Infante (1982), ex Biella ed Eurobasket Roma, che non fa mai mancare grinta e determinazione nei pressi del canestro. Negli anni ha allungato il suo raggio d’azione e, non di rado, ci prova anche da tre, pur con alterne fortune. Nonostante la verve da lottatore, prezioso poi il suo ruolo di regista “aggiunto” della squadra, in particolar modo dal post alto. Per gli equilibri del gruppo è un elemento insostituibile. I suoi numeri: 1.9 p.ti (74% da due), 2.5 rimbalzi e quasi 13’ di utilizzo medio. Disastroso il 7% da tre (pur su poche conclusioni). Poi i giovani, Lorenzo Ziviani (play-guardia del 2002) e Bogdan Mirkovski (ala macedone del 2002), finora ai margini delle rotazioni.